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I migliori vini campani: 3 rossi pregiati

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i vini campani

Da secoli la Campania ha regalato ai suoi abitanti e a chi di passaggio non solo spettacoli incantevoli della natura ma anche una gran quantità di prodotti alimentari ed in particolare di vini. Già al tempo dei Romani, che conoscevano molto bene le tecniche di coltivazione e di vinificazione acquisite nel tempo da Etruschi, Greci e Cartaginesi, questa terra venne eletta come quella ideale per la produzione di un famoso vino dell’antichità: il Falernum.

Ebbene, nonostante siano passati tanti secoli, ancora oggi, l’area campana ha una spiccata vocazione vinicola testimoniata dalla presenza di diversi vini di qualità, Docg e Doc, sia bianchi che rossi che tratteremo in questo spazio. Questo scritto non vuole essere una classifica vera e propria ma piuttosto una lista che rappresenta, a nostro parere, i vini campani pregiati.

I vini campani rossi

Tra i vini rossi di queste zone non possiamo non citare due Docg di rilievo come l’Aglianico del Taburno e il Taurasi, il primo prodotto nella provincia di Benevento, il secondo nella provincia di Avellino ma sempre dallo stesso vitigno che è l’Aglianico. Due vini dalle origini antichissime e di grande carattere che danno il meglio di sé dopo l’invecchiamento.

Aglianico del Taburno Docg

Fino al 2011 è stata una Doc che rappresentava il singolo vino, da non confondere con l’Aglianico del Vulture, suo “cugino” insediatosi, però, in Basilicata. Oggi, sotto la denominazione controllata e garantita sono raccolti diversi vini che coincidono più o meno con alcuni comuni e zone del Beneventano dove si coltiva questo vitigno. Un vitigno antichissimo di origine greca la cui diffusione in Italia risale a prima dell’età romana, quando i vini di questa zona erano decantati come i migliori del tempo.

Dopo un profondo periodo di crisi durato qualche secolo, nei primi anni del 1800 si comincia a registrare una inversione di tendenza nella diffusione dei vigneti che prosegue fino al secondo dopoguerra, con la produzione che cresce costantemente intorno a diverse cantine nel territorio di Solopaca, da sempre considerata, e ancora oggi, una delle zone di produzione migliori insieme a Sant’Agata dei Goti e Cerreto Sannita.

Viene prodotto con l’85% del vitigno omonimo e altre uve a bacca nera per la restante parte purchè coltivate in zona o in Campania. Il vino ha un colore rosso rubino, un profumo gradevole e persistente e un sapore asciutto, rotondo e leggermente tannico che si stempera con l’invecchiamento. Se l’invecchiamento si protrae per almeno 3 anni, di cui 1 in botti di legno e 6 mesi in bottiglia per l’affinamento, si può fregiare della denominazione di Riserva. Oltre alla Riserva viene prodotta anche una versione Rosato.

Si abbina principalmente con primi elaborati e secondi di carni rosse o bianche e selvaggina oltre che con formaggi stagionati a pasta dura. La temperatura di servizio è di 18 gradi.

Taurasi Docg

Con lo stesso vitigno, l’Aglianico, si produce, in provincia di Avellino, nel territorio compreso tra soli 17 comuni, un altro grande vino che è appunto il Taurasi. Ottenuta nel 1993 la Docg si presenta nelle tipologie Taurasi e Taurasi Riserva.

Fin dall’antichità questa zona è stata oggetto della produzione di vini apprezzatissimi che venivano in gran parte esportati. Una tendenza che si rileva fino agli anni 30 del XX secolo e che riprende nel secondo dopoguerra. Successivamente, a causa di una epidemia di filossera, vengono decimati numerosi vigneti e da allora si sta ricostruendo con molta pazienza la produzione sia in termini quantitativi che qualitativi.

Il Taurasi, come il Taburno, possono essere prodotti con almeno l’85% di uve del vitigno omonimo e la restante parte con uve a bacca nera provenienti dalla stessa zona di produzione.

Questo vino ha un colore rosso rubino intenso che devia verso il granato con l’invecchiamento. Il suo profumo è gradevole e inteso, il sapore asciutto, equilibrato e potente allo stesso tempo.

Sono vini di grande struttura questi che si prestano molto bene all’invecchiamento, alla fine del quale riescono a trovare il loro giusto equilibrio. Infatti il Taurasi deve invecchiare per almeno 3 anni e almeno 1 in botti di legno, mentre la Riserva ha bisogno di almeno 4 anni di cui 18 mesi in botti di legno prima di poter essere commercializzati.

Va abbinato, come tutti i vini rossi strutturati, specie con carni rosse e selvaggina grigliate o formaggi stagionati a pasta dura e si serve ad una temperatura di 16/18 gradi.

i migliori vini campani

Falerno del Massico Doc

Discendente del famoso antico vino Falernum, citato in apertura, di cui i Romani erano grandi consumatori, oggi la zona del Falerno, in provincia di Caserta, rappresenta uno dei distretti vinicoli più attivi e interessanti della Campania. La Doc, riconosciuta nel 1989, che fa riferimento a tre diverse tipologie (bianco, rosso e primitivo), ha sicuramente dato un impulso alla produzione anche se, come altri importanti vitigni, ha subito le conseguenze negative della diffusione della filossera che ha ridotto drasticamente la produzione. Superata questa fase critica, negli ultimi decenni, con la collaborazione dei produttori della zona si è riusciti a far ripartire l’industria vinicola e riproporre così un vino di origini nobili che era praticamente scomparso.

Il Falerno del Massico rosso si produce con il 60-90% di Aglianico, 10-40% di Piedirosso e l’eventuale aggiunta di Barbera, Cabernet e Primitivo nella misura massima del 20%.

Dotato di buona struttura, ha un colore rosso rubino molto inteso, un profumo persistente e caratteristico con note speziate, un sapore asciutto, deciso, rotondo e armonico.

Del Falerno del Massico rosso ci sono due versioni, quella standard e la Riserva. Anche questo vino ha bisogno di invecchiare prima di essere messo in vendita: almeno 1 anno per il rosso, almeno 2 anni per la Riserva di cui 1 in botti di legno.

Gli abbinamenti migliori per questo vino rosso sono i primi con ragù o i secondi di carne rossa alla brace, gli arrosti e i formaggi stagionati. Viene di solito servito ad una temperatura compresa tra i 16 ed i 18 gradi.

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Francesco Coccia

Sono Francesco Coccia e ormai, sulla soglia dei 50 anni, il cosiddetto “giro di boa”, finalmente posso dire di aver dato sfogo alla mia passione. Di cosa si tratta? Beh, potreste dire che è alquanto semplice intuire che mi piaccia il buon mangiare ed il buon bere, ma non è solo questo. Quello che amo di un buon piatto o di un buon vino è, oltre alla qualità ed al sapore, la sua storia. Da dove proviene, chi ne è stato l’artefice, qual è la tradizione a cui è legato così come il territorio che ne rappresenta la sua culla. Mi piace andare a ritroso alla ricerca delle radici più profonde. Se volete, è un po’ come conoscere e scoprire la storia di una persona, per certi versi.

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