Home Specialità gastronomiche Il fenomeno dell’italian sounding

Il fenomeno dell’italian sounding

280
0
CONDIVIDI
Italian sounding: un modo per danneggiare i prodotti di qualità made in Italy all'estero

Un danno enorme per la cultura e l’economia gastronomica italiana.

Nel corso dei miei viaggi in giro per i 5 continenti, spesso mi è capitato di assistere ad un abuso o, peggio, un travisamento di piatti o prodotti italiani volontariamente o meno storpiati, per poter raccogliere qualche consenso in più tra gli avventori. Mi sono sempre chiesto quale danno, economico e di immagine, questi veri e propri stravolgimenti potessero arrecare ai prodotti autenticamente italici.

Cosa si intende esattamente per italian sounding?

Per italian sounding si intende la pratica, diffusa all’estero, di riprodurre, in maniera più o meno fraudolenta, prodotti che nell’aspetto, nel nome o grazie alla applicazione di bandierine tricolore ed altri accorgimenti, richiamano prodotti italiani.

Oltre a questa pratica specifica che interessa principalmente la fase di produzione e vendita, aggiungerei anche quelle riproduzioni di ricette e piatti italiani che, pur non partendo dallo stesso scopo (quello di rubare quote di mercato ai prodotti italiani), finiscono per danneggiare comunque l’immagine, la cultura e la cucina italiana in generale.

A volte basta dire: “pasta“, “spaghetti bolognese“, “macaroni“, “pizza“, “lasagna” per poter essere compresi anche in posti lontani migliaia di chilometri da casa. Il risultato, però, nel 99% dei casi è una cocente delusione. La pasta di solito è di scarsa qualità e, quando non lo è, la maggior parte delle volte è cotta in maniera non corretta, troppo cruda o troppo cotta ma mai “al dente”, come nella migliore tradizione italiana. Inoltre, il condimento è spesso lasciato alla libera interpretazione di chi si misura con queste ricette, tanto che è facile trovarsi della marmellata di ciliegie al posto del sugo di pomodoro, o una carbonara con la panna e senza l’ombra di un uovo o con l’uovo a mo’ di bismark.

Questo però, a ben guardare, dimostra parimenti quanto alta e quanto forte sia la richiesta e l’idea di gusto che i piatti ed i prodotti Made in Italy portano con sé in tutto il mondo.

Voglio precisare che non sono di quegli italiani che, pur stando al difuori del patrio suolo, non riescono a fare a meno di pasta e pizza. Anzi, quando capita, mi piace molto provare la cucina locale che spesso riserva delle sorprese davvero piacevoli e difficili da dimenticare. E poi, come ho appena ricordato, fuori d’Italia è un po’ da arroganti pretendere di mangiare come se fossimo nel nostro paese, o a casa nostra. Sarebbe deludente, quindi è meglio evitare.

Tornando alla conta dei danni all’italianità di cui parlavo poco fa, sono andato alla ricerca su internet di alcuni dati che potessero darmi un’idea più precisa ed ho scoperto che il valore si aggirava intorno ai 60 mld di euro nel 2013, più del doppio delle nostre esportazioni attuali. Se aggiungiamo anche il danno di immagine, di certo maggiore, abbiamo chiara l’idea delle dimensioni dello stesso. Pensate soltanto alla pizza, di sicuro uno dei Made in Italy più conosciuti e declinati al mondo: dalla pizza con l’ananas, a quella con le ostriche, passando per quella con banane o, in versione anglosassone, con pesto e panna, c’è un variegato festival del gusto horror.

Come riconoscere i prodotti italiani autentici? 5 consigli per evitare i falsi

Come fare, quindi, a riconoscere i veri prodotti italiani della vera cucina italiana?

Come poter essere certi di trovarsi di fronte ad un pacco di pasta di Gragnano, ad una bottiglia di aceto balsamico di Modena, ad un Blu 61 o ad un Brunello di Montalcino autentici?

Beh, alla seconda domanda per noi italiani, è facilissimo rispondere in quanto siamo ormai mediamente tutti molto capaci nel riconoscere piatti che fanno parte della nostra storia e della nostra cultura culinaria.

Sicuramente più complicato rispondere alla prima questione. Devo dire, però, che la consapevolezza dei consumatori e dei produttori italiani verso la qualità del cibo in genere, in questi ultimi anni, è cresciuta sensibilmente. Una forte spinta è venuta dalle ricerche in campo medico che hanno confermato la relazione tra cibo e malattie, o tra queste e una cattiva alimentazione che hanno portato i consumatori ad orientarsi sempre di più verso cibi sani e possibilmente tracciabili e certificabili. Ecco spiegata l’esplosione del biologico e biodinamico, dei mercati a km 0 ma anche delle diete vegetariane, dello slow food, contrapposto al fast food. Di pari passo, si è andata affermando anche la bontà della dieta mediterranea, che nel 2010 è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità: un regime alimentare, utilizzato da sempre dalle popolazioni in diversi paesi mediterranei (tra cui l’Italia) che, oltre a far bene ed allontanare alcune malattie tipiche della vita post-moderna, riesce a combattere l’invecchiamento e a regalare quindi una maggiore longevità.

Benché non sia facile rispondere alla prima questione, ci sono diverse soluzioni che possono mettere in pratica tutti, stranieri soprattutto, ma anche italiani.

Fermo restando il fatto che quelle fornite qui non si possono considerare delle regole scientifiche atte ad evitare le frodi, bensì una serie di regole di buon senso che vale la pena ricordare:

  1. Controllare bene l’etichetta in cui si riportano solitamente il nome dell’azienda,      l’indirizzo di provenienza e se disponibile, la tracciabilità;
  2. Verificare se il prodotto fa parte di un consorzio di produttori o uno di promozione come Slow Food;
  3. Fare attenzione al nome del prodotto stesso: alcuni nomi, infatti, sono solo delle storpiature di quelli originali;
  4. Quasi tutti, o almeno quelli di una certa importanza (Grana Padano, Prosciutto di Parma), sono registrati con una sigla DOP, IGP, SGT per gli alimenti, DOCG, DOC, IGT per i vini, sempre legati ad un disciplinare di produzione, perché alle loro spalle esiste molto spesso un consorzio di tutela di quel prodotto;
  5. Per chi non riesce a districarsi con quanto appena detto, ma direi soprattutto per chi non è italiano, possiamo consigliare l’app Reliabitaly, di recente introduzione, che permette di verificare l’autenticità di un prodotto italiano al 100%.

Agli italiani che invece viaggiano spesso all’estero, posso solo consigliare di non rincorrere sempre piatti che si trovano solo a casa nostra e di cominciare a provare e scoprire la cucina del posto.

Difendere le nostre meraviglie alimentari all’estero, invece, è questione alquanto complicata e, a mio avviso, non può prescindere dall’educare i consumatori rispetto a prodotti di cui non si conosce a volte l’esistenza, l’origine, il sapore, le caratteristiche e la qualità. Se non si raccontano queste cose non possiamo pensare di avere successo fuori dai confini italiani. E’ una grande operazione di marketing quella che dovremmo mettere in piedi, un po’ come i francesi hanno fatto abilmente con i loro formaggi ma soprattutto con i loro vini, ottenendo il successo che tutti riconosciamo. In parte lo stiamo già facendo ma i risultati, quelli importanti, ancora sono lontani dall’essere raggiunti. Un impegno che dovrebbe coinvolgere per primo le istituzioni, dal Governo, al Ministero dell’Agricoltura, all’ICE, alle Camere di Commercio Estero, ai produttori, ai distributori, ai dettaglianti. Tutti coloro che dovrebbero disegnare un programma organico di promozione e tutti coloro che dovrebbero attuarlo sulla filiera.

L’obiettivo di questo blog è quello di portare il suo piccolo contributo in questo senso.

CONDIVIDI
Articolo PrecedenteLe eccellenze emiliane DOP
Prossimo ArticoloIl tartufo, Sua Maestà
Francesco Coccia

Sono Francesco Coccia e ormai, sulla soglia dei 50 anni, il cosiddetto “giro di boa”, finalmente posso dire di aver dato sfogo alla mia passione. Di cosa si tratta? Beh, potreste dire che è alquanto semplice intuire che mi piaccia il buon mangiare ed il buon bere, ma non è solo questo. Quello che amo di un buon piatto o di un buon vino è, oltre alla qualità ed al sapore, la sua storia. Da dove proviene, chi ne è stato l’artefice, qual è la tradizione a cui è legato così come il territorio che ne rappresenta la sua culla. Mi piace andare a ritroso alla ricerca delle radici più profonde. Se volete, è un po’ come conoscere e scoprire la storia di una persona, per certi versi.

Leggi di più su di me >

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here