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La vastedda del Belice

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La Vastedda della Valle del Belice ha una storia molto particolare e rappresenta, al tempo stesso, un unicum dal punto di vista produttivo: si tratta, infatti, dell’unico formaggio a pasta filata ottenuto dal latte ovino.

In relazione alla sua storia, pare che questo formaggio siciliano, sia nato dal caso. Si racconta, infatti, che un casaro della valle del Belice, non è dato sapere quanto tempo fa, avendo a disposizione del latte di pecora per produrre del formaggio pecorino ne cominciò il procedimento fino a quando, ottenuta la pasta, dovette metterla nei tipici canestri di giunco per fare in modo da poterla asciugare e rassodare. A causa della temperatura molto calda, la pasta, anziché indurirsi cominciò a inacidirsi. Quindi, il casaro, accorgendosi del nascente problema, corse subito ai ripari immergendola in acqua calda nel tentativo di fermare il processo di irrancidimento. In questo modo, la pasta iniziò a filare e quando il casaro la tolse dall’acqua e la posò su un piatto, questa prese la forma che oggi è nota e che identifica la Vastedda della Valle del Belice.

Il termine vastedda deriva dal termine dialettale “vastata”, qualcosa che è andato a male, come vuole la leggenda, ma rappresenta anche il nome di un pane tipico siciliano di questa zona. Quindi, non è chiaro se il pane abbia dato il nome al formaggio o viceversa.

Quello che è certo, invece, è la bontà di questa perla casearia del nostro paese che nasce in un’area molto fertile e molto ricca dell’isola, dove confluiscono i due rami del fiume Belice: la stessa parola “Belice” deriva dall’arabo Bil’ch che vuol dire “fortezza tra due fiumi” e identifica un’area posta nella parte sud occidentale dell’isola siciliana molto conosciuta sin dai tempi della Magna Grecia.

E’ qui che una razza autoctona di pecore, della Valle del Belice, bruca su queste colline l’erba incontaminata su pascoli di una particolare composizione i cui sapori e profumi finiscono nel latte e quindi nella Vastedda del Belice. 

vastedda del belice ricette

Solo il latte intero crudo di queste pecore, frutto di una o più mungiture, viene usato per produrre questo speciale formaggio pecorino a pasta filata.

Fino a qualche tempo fa, la Vastedda del Belice era considerato un formaggio povero in quanto si produceva solo quando il latte di pecora era poco o quando la temperatura calda non permetteva la produzione del pecorino. Man mano che questo formaggio veniva conosciuto, specie fuori dai confini regionali, la produzione è andata crescendo fino ad arrivare a slegarne definitivamente la produzione dalla sola stagione estiva: oggi, infatti, è prodotta tutto l’anno.

Di recente, poi, nel 2010, la Vastedda del Belice ha conosciuto un altro successo sorprendente: il riconoscimento della DOP a livello europeo. Da formaggio povero a specialità regionale protetta: un bel passo in avanti.

Oggi, come recita il disciplinare, soltanto 50 aziende sparse in 17 comuni delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento possono fregiarsi del titolo di  produttori della Vastedda del Belice.

La Vastedda del Belice è un formaggio freschissimo che va consumato entro 2 o 3 giorni dalla formatura. Il sapore della vastedda del belice è molto delicato, fresco, gradevole al palato perché mai piccante. Per queste sue caratteristiche può essere gustato da solo, accompagnato da olio e pomodoro o con salumi saporiti. Spesso lo si usa per preparare un piatto locale molto conosciuto: “u pane cunzato

Meglio se, oltre a quanto accennato, viene accompagnata da un vino bianco o rosso, preferibilmente siciliano, come il Nero d’Avola o lo Syrah.

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Francesco Coccia

Sono Francesco Coccia e ormai, sulla soglia dei 50 anni, il cosiddetto “giro di boa”, finalmente posso dire di aver dato sfogo alla mia passione. Di cosa si tratta? Beh, potreste dire che è alquanto semplice intuire che mi piaccia il buon mangiare ed il buon bere, ma non è solo questo. Quello che amo di un buon piatto o di un buon vino è, oltre alla qualità ed al sapore, la sua storia. Da dove proviene, chi ne è stato l’artefice, qual è la tradizione a cui è legato così come il territorio che ne rappresenta la sua culla. Mi piace andare a ritroso alla ricerca delle radici più profonde. Se volete, è un po’ come conoscere e scoprire la storia di una persona, per certi versi.

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