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Il Panettone Tiri di Acerenza

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Chi l’avrebbe mai detto che il miglior panettone d’Italia, e quindi del mondo, sarebbe stato prodotto in un piccolissimo paesino del sud Italia, precisamente Acerenza, in Basilicata, molto lontano da quella che invece rappresenta la sua patria per antonomasia: Milano. Il panettone Tiri Acerenza rappresenta non solo, a detta di molti esperti italiani ed esteri, il miglior panettone italiano artigianale, ma anche il risultato di una ricerca, operata dal giovane maestro pasticciere Vincenzo Tiri, che è durata diversi anni. In questo lasso di tempo, Vincenzo ha avuto modo di selezionare le migliori materie prime, affinare il metodo di produzione e sperimentare diverse soluzioni per ottenere un risultato unico.

La formula magica del successo

Ma qual è il segreto, o i segreti, che sono all’origine di questo successo non solo italiano ma planetario? Siamo sicuri che difficilmente potremo scoprire cosa c’è dietro nei minimi dettagli. Di sicuro possiamo dire che non mancano una grande passione, tanta esperienza e molta pazienza prima di giungere ad un risultato che sia degno di nota. Insieme a questi elementi, il panettone più buono del mondo, per quello che ci è dato sapere, è impastato con lievito madre e farine macinate a pietra per ben tre volte (contro le due della ricetta milanese), lievita per almeno 72 ore, procedimento che rende il panettone soffice  prolungandone il sapore al palato. Inoltre presenta una selezione accuratissima di materie prime: tra queste spiccano la vaniglia del Madagascar, la migliore del mondo; il burro belga e le uova rigorosamente allevate allo stato brado, l’uva passa australiana, il miglior miele di acacia, senza dimenticare le radici lucane. Infatti, tra gli ingredienti non mancano i famosi canditi, tutti di produzione propria e tutti provenienti dalla frutta di coltivazione locale: l’arancia “staccia” e l’albicocca del metapontino. 

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Un metodo di produzione che, a detta di Vincenzo Tiri, non è replicabile a livello industriale per i tempi eccessivamente lunghi. Questo vuol dire che l’artigiano del panettone non è disposto a a far crescere i suoi numeri a scapito della eccelsa qualità che ha faticosamente conquistato nel tempo. Il suo credo è quello di continuare a produrre secondo il suo metodo con le quantità che i tempi gli consentono. E questo è qualcosa che gli fa onore.

Un successo planetario

E così, dopo ben 12 anni di ricerca e di prove, il testardo Vincenzo Tiri porta al successo quello che era stato fino al giorno prima un piccolo ma antico forno di un piccolissimo borgo nel Mezzogiorno. Il panificio Tiri, infatti, fondato nel 1957 e che lo scorso anno ha festeggiato i suoi 60 anni nella maniera migliore possibile, è stato investito in questi ultimi anni da premi, riconoscimenti e citazioni dei più grandi e blasonati maestri pasticceri e non. Da Dissapore a GazzaGolosa, dal Gambero Rosso alle recenti apparizioni su Sky e fino al Maestro, scomparso circa un anno fa, Gualtiero Marchesi che si è rivelato un sincero e affettuoso fan di Tiri. Per ben quattro volte il panettone artigianale di Tiri è stato proclamato “migliore d’Italia” tra quelli artigianali.

A poco a poco il successo da nazionale è diventato mondiale, tanto che oggi Tiri vende i suoi panettoni perfino in Giappone presso la famosa catena di negozi Donq dove il panettone si consuma tutto l’anno, perché, con nostra grande sorpresa, i giapponesi amano molto il panettone italiano.

E’ sull’onda di questo successo globale che di recente Tiri ha raggiunto un nuovo traguardo suggelandolo con l’apertura del primo Bakery & Caffè dove il panettone, ma anche gli altri dolci levitati tradizionali, si possono gustare tutto l’anno, proprio come avviene in Giappone.

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Francesco Coccia

Sono Francesco Coccia e ormai, sulla soglia dei 50 anni, il cosiddetto “giro di boa”, finalmente posso dire di aver dato sfogo alla mia passione. Di cosa si tratta? Beh, potreste dire che è alquanto semplice intuire che mi piaccia il buon mangiare ed il buon bere, ma non è solo questo. Quello che amo di un buon piatto o di un buon vino è, oltre alla qualità ed al sapore, la sua storia. Da dove proviene, chi ne è stato l’artefice, qual è la tradizione a cui è legato così come il territorio che ne rappresenta la sua culla. Mi piace andare a ritroso alla ricerca delle radici più profonde. Se volete, è un po’ come conoscere e scoprire la storia di una persona, per certi versi.

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