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Spigola nella rete

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Un secondo di pesce da effetto

La ricetta della spigola nella rete è un po’ elaborata e richiede quindi tempo e una discreta esperienza in cucina, ma non vi spaventate: basterà seguire con attenzione le varie fasi della preparazione di seguito descritte e il vostro piatto riuscirà perfettamente.

Ingredienti per 6 persone

Spigola da circa un kg
250 grammi di filetto di salmone pulito
250 grammi di pasta sfoglia surgelata
30 grammi di verde di zucchine
30 grammi di porro
30 grammi di tartufo nero
un cespo di lattuga
un uovo
vino bianco secco
sedano, carota, cipolla, alloro, dragoncello
sale e pepe in grani

Procedimento

Dopo aver eviscerato e sfilettato la spigola eliminate anche la pelle. Prendete il tartufo, il porro e il verde di zucchine e riducetela in minuscola dadolata, raccogliendola in una ciotola, che insaporirete con sale, pepe e dragoncello.

Salate e pepate i filetti di spigola e quello di salmone poi stendete il primo filetto e versatevi sopra un po’ di dadolata; a seguire poggiate il filetto di salmone sul primo, versate altra dadolata e infine chiudete con l’ultimo filetto di spigola da adagiare in senso inverso rispetto al primo.

Proseguite sbollentando una decina di foglie di lattuga che sistemerete su un foglio di carta da forno bagnato e strizzato in modo da formare un rettangolo. Sul foglio, stendete il pesce e avvolgetelo con le foglie di lattuga, dopodiché usate la carta da forno per ammantare il pesce, legatelo e passatelo in una pirofila dove verserete del vino bianco, un mestolo d’acqua e gli odori insieme al pepe in grani. Mettete in forno per circa 20 minuti a 200 gradi. Sfornate il pesce, togliete l’impacco e fatelo raffreddare poi avvolgetelo nella pasta sfoglia che avrete scongelato, spianato e tagliato a rete con l’apposito rullo. Spennellate la superficie con l’uovo sbattuto e rimettete in forno a 200 gradi per 15 minuti circa. Sfornate e servite.

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Francesco Coccia

Sono Francesco Coccia e ormai, sulla soglia dei 50 anni, il cosiddetto “giro di boa”, finalmente posso dire di aver dato sfogo alla mia passione. Di cosa si tratta? Beh, potreste dire che è alquanto semplice intuire che mi piaccia il buon mangiare ed il buon bere, ma non è solo questo. Quello che amo di un buon piatto o di un buon vino è, oltre alla qualità ed al sapore, la sua storia. Da dove proviene, chi ne è stato l’artefice, qual è la tradizione a cui è legato così come il territorio che ne rappresenta la sua culla. Mi piace andare a ritroso alla ricerca delle radici più profonde. Se volete, è un po’ come conoscere e scoprire la storia di una persona, per certi versi.

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